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anche nell’elemento decorativo ricorrente sulle pagine istituzionali del
sito
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e nei gadget offerti in vendita nel GoogleStore
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, il negozio on-
line di merchandising di Google: una sfera (forma semplice e perfetta
per antonomasia) riprodotta nei quattro colori del logo. In occasione di
festività nazionali o internazionali, ricorrenze o eventi culturali e spor-
tivi, il logo di Google viene inoltre arricchito graficamente da vignette
e decorazioni a tema (noti come doodle) che contribuiscono ulterior-
mente al suo aspetto più spiccatamente autoironico/ludico. Nel caso di
manifestazioni o eventi della durata di più giorni, i doodle assumono il
formato seriale della saga: è il caso ad esempio della serie di dodici
vignette uscite in occasione delle ultime Olimpiadi invernali
66
. A mag-
gio del 2002 Google ha affidato al cartoonist Scott Adams, autore del
popolare personaggio Dilbert, il compito scherzoso di “innovare la
corporate identity di Google” ridisegnandone il logo
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: gli sketch ri-
sultanti
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(fruibili sia separatamente, sia come un’unica strip composta
da cinque vignette) sono una gustosa parodia dei processi di brain-
storming aziendali che dimostra una notevole capacità autoironica da
parte di Google; del resto, già il primo aprile dello stesso anno
l’azienda aveva dato saggio del proprio sense of humour con un pesce
d’aprile davvero memorabile: una burlesca (ma dettagliatissima) spie-
gazione della “tecnologia dietro i grandi risultati di Google” denomi-
nata PigeonRank (parodia dell’algoritmo proprietario PageRank)
69
.
                                                
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Fig. 5.17.
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Fig. 5.18.
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http://www.google.com/technology/pigeonrank.html. La burla cita implicitamente
due famose RFC (Request For Comments), rispettivamente “A Standard for the
Transmission of IP Datagrams on Avian Carriers” (RFC 1149,
http://www.ietf.org/rfc/rfc1149.txt) e “IP over Avian Carriers with Quality of Servi-
ce” (RFC 2549, http://www.ietf.org/rfc/rfc2549.txt) che proponevano scherzosamen-
te l’adozione di piccioni viaggiatori come “vettori aviari” per il trasferimento di da-
tagrammi IP all’interno di reti metropolitane.
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